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Il Forum del Coro parrocchiale Chiesa San Giorgio Martire, Somma Vesuviana (NA)

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Il Canto nella Liturgia, Facciamo attenzione a ciò che maggiormente compete ad un Coro
view post Posted on 17/6/2008, 22:43Quote
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IL CANTO NELLE LITURGIE



"Il canto in ogni celebrazione liturgica, anche la più semplice e modesta, esalta la parola e la preghiera... favorisce l'unione dell'assemblea e ne permette la partecipazione unanime all'azione liturgica..." (R.B. 1).
... l'importanza del canto dell'assemblea e della schola, e l'armoniosa concordia di intenti e di attuazione ... deve esserci fra l'una e l'altra..."
"... ai fedeli competono i canti del "Santo", delle acclamazioni, dei dialogo, dei ritornelli, della Preghiera del Signore e del Simbolo della fede ... del salmo responsoriale e dei canti processionali ... per una partecipazione consapevole, attiva e piena, esterna ed interna" (M.R.) (R.B.)
"...il suo testo sia sicuro per quanto riguarda la fede ... la fede deve risplendere in tutta la sua integrità ed essere affermata dal fedeli ... il testo deve avere adeguata collocazione liturgica ... mistero ... tempo ... momento" (R.B. 5)


“La musica sacra, come parte integrante della solenne liturgia, ne partecipa il fine generale, che è la gloria di Dio e la santificazione e edificazione dei fedeli. Essa concorre ad accrescere il decoro e lo splendore delle cerimonie ecclesiastiche, e siccome suo officio principale è di rivestire con acconcia melodia il testo liturgico [...] il suo proprio fine è di aggiungere maggiore efficacia al testo medesimo, affinché i fedeli [...] meglio si dispongano ad accogliere in sé i frutti della grazia, che sono propri della celebrazione dei sacrosanti misteri“.

Poche righe, tratte dal Motu Proprio Tra le sollecitudini, attraverso le quali Papa Pio X nel 1905 ci offre una sintesi meravigliosa della dimensione liturgica della musica sacra come elemento in grado di conferire maggiore ricchezza alla preghiera, rivestendo di solennità i riti sacri. La musica sacra quindi è parte integrante e imprescindibile della liturgia, è ancilla (e quindi fortemente legata) della liturgia, e non il contrario come purtroppo oggi a volte accade nelle cerimonie liturgiche, nelle quali una scelta forzata dei canti unita ad un esagerato esibizionismo e un eccessivo voler apparire di chi è chiamato ad eseguirli, relegano la liturgia ad un ruolo di secondo ordine, finendo col togliere valore anche alla Parola di Dio che si annuncia attraverso il canto.




Buone norme da seguire:



a) I testi liturgici, anche quando sono musicati (Signore pietà, Gloria, Credo, Santo, Agnello di Dio) non si debbono modificare, né sostituendo parole, né omettendone alcune perché non si adattano al ritmo della musica preferita.

b) Pur facendo posto a canti moderni, la liturgia romana riconosce come particolarmente adatto al suo animo il canto gregoriano. I canti moderni devono essere intonati alla compostezza, armonia, profondità del canto gregoriano. Ad esso si sono sempre ispirate le migliori composizioni, nel corso dei secoli e del nostro tempo.
La lingua latina è sempre la lingua liturgica del rito romano, perciò i canti in latino, specialmente quelli più conosciuti, sono raccomandati. Se non ci sono ragioni speciali (quali la partecipazione di particolari gruppi di fedeli, o l'opportunità di esprimere comunione con altre Chiesa, o motivi simili) non sembra opportuno eseguire in celebrazioni aperte a tutti i fedeli, canti in lingue che non sono parlate in Italia o su armonie e strumenti che non appartengono alla nostra cultura liturgica.

c) I canti di ingresso vanno scelti secondo il tema del tempo liturgico, o delle speciali finalità alle quali è intonata la celebrazione (es. feste della Madonna e dei Santi, messa di Prima Comunione, della Cresirna, del matrimonio, dei funerali). Vanno iniziati prima che il sacerdote si avvii all'altare, e vanno terminati - anche se non si sono fatte tutte le strofe previste quando il sacerdote, dopo aver baciato l'altare, sta per iniziare la celebrazione.

d) I canti di offertorio debbono esprimere il senso della gioia, della carità, della generosità dell'offerta. Anch'essi debbono cessare quando il sacerdote sta per invitare i fedeli a concentrare la loro attenzione sulla offerta del sacrificio ("pregate fratelli").

e) Il gesto di pace non va accompagnato dal canto perché tale sottolineatura interrompe il corso della preghiera di preparazione alla comunione e facilmente nasconde il gesto assai più significativo dello "spezzare il pane", momento che fin dai primi anni di cristianesimo apparve così importante da dare il nome all'intera celebrazione della Eucaristia

f) I canti per la comunione devono rispondere ad un clima di speciale raccoglimento e ai temi che si addicono all'Eucarestia, al ringraziamento, all'adorazione. Non debbono ricoprire tutto il tempo in cui viene distribuita l'Eucarestia ma lasciar posto anche al silenzio adorante.

g) Occorre curare che i membri del coro possano fare la S. Comunione con comodità e personale raccoglimento, evitando, per esempio, che facciano la comunione finita la messa, o che il sacerdote debba aspettare che finiscano il brano per ministrare loro la Santa Comunione. Quando il coro è molto distante dal presbiterio (cosa per altro anomala rispetto alle indicazioni liturgiche sul posto del coro), non è facile trovare una soluzione adeguata. Quando invece il coro è vicino, è da consigliare che i membri del coro si presentino per primi a ricevere la comunione. Il ritardo di qualche minuto nell'iniziare il canto non nuoce!

h) Il canto finale ha andamento più libero.

 
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view post Posted on 11/10/2009, 15:50Quote
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Prendendo spunto dalla domanda seguente:

Di fronte al dilagare del relativismo musicale in liturgia mi sorge un dubbio... Qual'è il senso della musica nell'azione liturgica? L'impressione che mi sono fatto è che la musica in liturgia serva solo a soddisfare un senso del piacere estetico personale più che ad esaltare e/o esplicitare l'azione liturgica, come invece ho sempre pensato che fosse. E' ancora possibile parlare della musica sacra come di un'umile ancella del testo che si appresta a servire?
Devo ammettere che, di fronte alle innumerevoli opinioni che vado leggendo e alla mancanza di documenti ufficiali recenti, sono alquanto confuso.


ecco altre riflessioni sulla valenza del canto sacro...

CITAZIONE
Parrebbe, nel panorama devastato della liturgia cattolica delle parrocchie varie, che la musica sacra sia ritenuta accessorio esornativo e contingente all’azione liturgica. Non c’è nulla di piú sbagliato. La musica è parte integrante del sacro rito e compartecipe della preghiera di ogni fedele. Per questo motivo, la musica dovrà essere santa, rifuggere dagli stilemi profani e soprattutto racchiudere un messaggio di fede. Il Magistero ci insegna che un brano musicale è tanto piú appropriato alla liturgia quanto si avvicina all’estetica del canto gregoriano: si rifletta dunque sulla liceità di certa paccottiglia musicale e, nel contempo, liturgica.

CITAZIONE
manca forse qualche "documento ufficiale recente", ma non ne mancano certo di non recenti. Anzi, ce n'è una caterva. A partire dalle lettere di san Paolo: “Siate ricolmi dello Spirito, intrattenendovi fra voi con salmi, inni, canti ispirati, cantando e inneggiando al Signore con il vostro cuore, rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo.” (Ef 5, 18-21) E tutti puntano nella medesima direzione. Verrebbe da dire, cosa servirebbe un nuovo documento, quando ce n'è così tanti unanimi di precedenti (Sacrosanctum Concilium inclusa)? E invece servirebbe perché, ancora una volta, l'andazzo popolare punta in direzione opposta

CITAZIONE
La Annus qui è comunque attualissima e meriterebbe un'attenta e meditata lettura. Mutatis mutandis, è incredibile come sia attuale ancora oggi!

Leggetevi questa citazione del Dresselio contenuta nell'Enciclica:

Qui, o musicisti, sia detto con vostra pace, prevale ora nelle Chiese un genere di cantare che è nuovo, ma eccentrico, spezzettato, ballabile, e certamente poco religioso; più adatto al teatro ed al ballo che non al Tempio. Si cerca l’artifizio e si perde il primiero desiderio di pregare e di cantare. Abbiamo cura di destare la curiosità, ma in realtà trascuriamo la pietà. Che è infatti questo nuovo e danzante modo di cantare se non una commedia, in cui i cantori si mutano in attori? Essi si esibiscono: ora uno da solo, ora in due, ora tutti assieme, e dialogano tra di loro col canto; poi nuovamente uno domina solo, e poco dopo gli altri lo seguono.

Fatto salvo che comunque il Dresselio si riferiva all'opera di musicisti e non degli strimpellatori odierni, nella sostanza non siamo forse ancora rimasti allo stesso punto?


 
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